C'è chi, volutamente o meno, ancora confonde gli Ultras con i malviventi
Se un ultras cede a certi richiami, è un problema della persona, non dell'ultras, così come è un problema di chi segue a ruota.

Per spiegare il fenomeno Ultras servirebbero convegni, seminari, ma soprattutto le testimonianze dirette di chi ultras lo è per davvero e che mai testimonierebbe. Ed è qui che si annida il paradosso: un ultras può essere capito solo da un altro ultras. Quando ad esempio viene a mancare chi ha scritto pagine di storia di questo "mondo irrazionale", quasi sempre arrivano messaggi e striscioni anche da parte di acerrime tifoserie rivali. Motivo? Facile: è morto "uno di loro" perché in quel momento non ha maglia, ma solo quella "militanza che merita rispetto". In questa considerazione minima non c'è pretesa di esaustività sull'argomento, nè tantomeno esaltazione di un fenomeno che non ha bisogno di essere esaltato, ma raccontato per quello che è. Negli anni '90, a Napoli, girava un volantino. Vi facciamo leggere una piccola parte del contenuto.
"L'Ultras non ha un nome per il mondo esterno, solo gli amici lo conoscono. L'Ultras non ha volto, spesso un cappuccio gli copre la testa, una sciarpa la bocca. L'Ultras non veste in modo normale, non segue le mode e boccia le novità. Quando sale su un treno o cammina su un marciapiede, lo riconosci anche se non ha vessilli della propria squadra. L'Ultras attacca se è attaccato, aiuta i suoi compagni nel bisogno. L'Ultras non smette di essere tale una volta tolta la sciarpa o quando rientra a casa dopo una trasferta: continua a lottare sette giorni su sette". Per gli ultras c'è un codice, un modo di comportarsi. Poi però, come in tutti gli ambiti, ci sono mele marce e tentativi di sfruttamento del fenomeno.
Evitando paragoni forzati e senza alcun senso, ma esasperando il concetto come in una sorta di parossismo, anche i gruppi più virtuosi, le associazioni, le migliori categorie sociali del mondo subiscono continuamente tentativi di inquinamento per vari fini. Ma ci sono valori importanti anche tra gli Ultras, piaccia o meno. A modo loro è così. Però la malavita è un'altra cosa. Se un ultras cede a certi richiami, è un problema della persona, non dell'ultras, così come è un problema di chi segue a ruota. Fino a quando non si incappa in fattispecie da codice penale, l'ultras resta un ultras, così come chiunque altro resta quello che vuole essere. Generalizzare è sempre un errore. Dire Ultras=malviventi, è un errore clamoroso. Per certi versi inaccettabile. Chiaro? No, non lo sarà mai, anche perché, come tutti i fenomeni, nel corso della storia può subire evoluzioni, involuzioni ecc. ecc.
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